Spiritualità è, oggi più che mai, una parola abusata e sempre più spesso la ritroviamo in comportamenti e credenze del fare comune, che sono la cosa più lontana dal concetto semantico originario.
Ho seguito un’interessante diretta facebook sulla pagina della Libreria Esoterica di Milano con ospite Guglielmo Poli, che trattava proprio questo tema e ho pensato di riportare in questo articolo alcune riflessioni salienti.
Il termine spiritualità porta con sé una logica di liberazione, di ritorno a sé stessi e alle proprie origini.
Come ritrovare il divino che è in noi? Ecco che arrivano in soccorso le figure dei guru che, a loro dire, hanno un’esperienza spirituale più profonda, tale da permettere di essere guida nel cammino spirituale dei propri discepoli e delle proprie discepole.
Anche in questo campo accade molto spesso che, come in tutte le forme pietistiche di aiuto al prossimo, le persone che si etichettano come “spirituali”, aiutino gli altri più per colmare un proprio vuoto. La definizione di sé stessi non arriva, se non da una forma di auto-giudizio, e quindi, da un Ego bisognoso di affermazione.
Molti guru moderni ponendosi nell’assoluta certezza di quello che dicono, ritornano, inconsapevolmente, a riproporre il concetto di dogma e di una vera e propria religione, che sono molti lontani da ciò che la spiritualità è davvero. Le persone che si trovano in uno stato di debolezza psicologica ed emotiva, si aggrappano a queste figure che sembrano forti e stabili nella loro verità, e che sembrano essere ancora di salvezza per tutti i problemi.
Invero, chi si presenta come guru è, molte volte, la persona che ha più problemi, che porta in sé una sofferenza ed un vuoto da colmare e che, riesce a riempire, solo creando attorno a sé una comunità basata su logiche di interdipendenza con i propri seguaci.
Facciamo dunque attenzione alle persone che si autodefiniscono guru, attingendo a un concetto e ad una parola che deriva dal patrimonio di credenze indù ma che è assai lontana dal sistema di riferimento occidentale al quale si appellano questi “santoni”.
La prima regola da seguire per individuare la falsa spiritualità è osservare se il guru spinge all’espansione verso la ricerca di un’espressione completa dell’unicità di ogni singola persona all’interno della comunità o se tende a mettere delle gabbie e delle limitazioni, dettate dalla paura che la comunità stessa si possa disgregare, facendo ricadere la “guida spirituale” nel dramma del suo vuoto.
Spiritualità è espansione e universalità, mai limitazione e chiusura.